mercoledì 3 dicembre 2014

Il corso nerdissimo: parte 1

Alcuni mesi va avevo messo in programma un certo corso, su invito della mia capa. Si trattava di imparare ad usare un programma che consente di fare analisi statistiche, anche abbastanza complicate (almeno per me, che purtroppo non ho studiato statistica durante il corso di laurea, e adesso che mi servirebbe ho qualche problema). R, cosi', si chiama, e' open source, dunque non bisogna pagare costose licenze per usarlo. Pero' bisogna saperlo usare, nel senso che bisogna sapere esattamente cosa dire al computer perche' esso faccia cio'che uno vuole che faccia. Una virgola puo' letteralmente fare la differenza. E a me, che non ho mai programmato alcunche', e che trovo a volte difficile programmare persino le mie vacanze, scrivere uno script per dire al computer cosa voglio che faccia sembra una cosa nerdissima. Cosi', qualche giorno fa sono approdata al corso, e ho cominciato a sentirmi immediatamente un pesce fuor d'acqua. E ho pure cercato di fuggire. Ma la gentile signora che aveva organizzato il corso, e che altre volte mi ha pazientemente spiegato come analizzare i miei esperimenti, e'riuscita a non farmi fuggire. E io sono rimasta, e alla fine ci ho anche preso gusto. Cosi' adesso, nei giorni di pausa che ci rimangono tra la prima e la seconda parte del corso nerdissimo, studio a casa e durante il weekend per carpire i segreti-segretissimi di R. Mi prende tempo, parecchio tempo, a volte mi sembra un rebus complicatissimo, ma alla fine il grafico viene fuori come deve venire, e del colore che voglio io, e questo mi piace. Non so ancora se riusciro' effettivamente a piegare il programma ai miei voleri e usarlo per analizzare dei dati veri. La seconda parte comincera' fra qualche giorno, e per allora dovro' per forza aver preso confidenza con molte altre cose. Vedremo...
(Continua)

lunedì 24 novembre 2014

Messaggi...

Oggi ho ricevuto uno strano messaggio. Veniva dalla segretaria del centro di neuroscienze, che comprende anche il dipartimento dove lavoro. Il messaggio diceva: credo che quanto segue sotto sia indirizzato a te. Scorro il messaggio, e leggo: "abbiamo ricevuto un pacchetto al numero 8 della via tale di Amsterdam, spedito da Napoli dal signor Guido E., indirizzato a te". Seguiva il nome dell'autrice del messaggio e il suo indirizzo email.

Ho cominciato col ringraziare la sconosciuta segretaria che mi aveva gentilmente girato il messaggio. Poi ho scritto a Leontien, la ragazza che aveva ricevuto il libro,  che vive a pochi passi da me, e che io non avevo mai visto. E dopo averla ringraziata per la cortesia, le ho chiesto come diavolo avesse fatto a trovarmi.

Lei mi ha spiegato che aveva ricevuto il pacchetto di Guido al suo indirizzo, quello sul pacchetto, il numero 8 della strada dove vivo anche io, al numero 18. Aveva chiesto in giro ai vicini, ma nessuno aveva saputo dirle nulla di me, e poi se ne era anche dimenticata, e poi stava per rispedire il pacchetto al mittente. Ma aveva voluto fare un ultimo tentativo, mettere il mio nome su google, amsterdam. E cosi' era arrivata al centro di neuroscienze, che ha sul sito una lista di indirizzi delle persone che ci lavorano. E visto che non c'era la mia mail, ha trovato un altro contatto, ed ecco spiegato l' arcano.

Cosi' oggi sono andata a conoscere la mia simpatica vicina e ho ritirato con molto piacere il libro che Guido mi ha spedito, e che temevamo fosse andato smarrito.

Morale n.1: si puo' diventare 007 anche da casa, visto che...
Morale n.2: ... nomi, indirizzi, dati, lasciano sempre una traccia; il che...
Morale n.3: ... ogni tanto si rivela pure molto positivo :-)



domenica 16 novembre 2014

Umori e cucina

Ho avuto un confronto onesto con la capa. Le ho finalmente detto che il mio lavoro non mi piace più e che dunque ho bisogno di cambiare, e cercare di usare il cervello, invece di tenerlo posteggiato e usarlo solo per spedire campioni in giro per il mondo e preparare soluzioni. Posso e so fare di molto meglio. La capa sembra aver capito che il mio senso di frustrazione ha raggiunto livelli di guardia (anche perché, al netto del mio senso di frustrazione, se dovessi stare tanto male da non poter lavorare, sarebbero guai seri anche per lei). Ha promesso di fare del suo meglio e io sto a vedere (non mi faccio troppe illusioni ma voglio essere positiva).
Intanto accarezzo le mie velleità culinarie. Non sono un' esperta, ma qualcosa so fare. Niente di eccezionale, ma abbastanza decente da meritarmi i complimenti dai miei occasionali commensali, in genere non italiani ma qualche volta anche connazionali ormai amici che lavorano qui, curiosi di sapere come ho fatto la parmigiana, o il limoncello.
Bighellonando su internet ho trovato un sito internet ideato per creare connessioni tra persone che vogliono imparare o sono disposte a insegnare qualcosa ad altri. Suonare la chitarra, o imparare il francese, o cantare... Io avrei voluto imparare qualche ricetta orientale, ed ho invece ricevuto un paio di richieste per lezioni di cucina italiana.

Adesso non so cosa fare: da un lato invitare a cena dei perfetti sconosciuti mi incuriosisce, dall' altro ...beh, sempre sconosciuti sono... Certo, questa potrebbe essere l' occasione ideale per sapere se sono in grado di spiegare ad altri come far diventare il pomodoro in lattina un buon condimento per un piatto di pasta decente. Eppoi io ho la mia idea di "buona cucina casalinga", che non si ferma certo al pomodoro in lattina (e ci mancherebbe!) ma dista anni luce da quel che sbrodola dalla TV (spesso, almeno a queste latitudini, verdure poco cotte, prelibatissima carne completamente cruda, mousse ipercaloriche magari con la foglia d' oro su). Il mio concetto si può riassumere così: a volte bastano 3-4 ingredienti, anche "poveri", e una manciata di minuti, per rendere felici le tue papille, senza dovere necessariamente mangiare schifezze immonde.